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Come si diventa il giocatore più lungo del Tour europeo?
Questa domanda Emanuele Canonica se l’è sentita fare tante volte, da quando – nel 1998 – ha cominciato a dominare la statistica della driving distance con una media di 295,3 yard (270 metri), poco più di Tiger Woods (293,1 yard, 268 metri) e poco meno di John Daly (305,6 yard, 279,4 metri).
Ma la sua fama di picchiatore si sparse ancora prima, durante l’Open di Spagna del ’96, quando la notizia di un suo drive mostruoso di 455 yard (416 metri!) fece rapidamente il giro dei media internazionali.
“Avevo il vento a favore e la buca è in discesa”, aveva spiegato, quasi giustificandosi.
Ma tant’è, da allora “cannonball” (palla di cannone) e “pocket rocket” (razzo tascabile - riferito anche alla sua statura, 1,65 m) sono i soprannomi con i quali è conosciuto nel Tour.
In realtà Peppo – il suo diminutivo – non può dare una spiegazione scientifica di questa sua straordinaria potenza se non rifacendosi alla sua naturale scioltezza che gli permette di sfruttare al meglio la sua forza scaricandola sulla pallina; e soprattutto non è la qualità per la quale preferisce essere ricordato: perché è pur vero che nel golf la lunghezza è un fattore importante oltre che spettacolare, ma – come ha affermato in più di un’intervista - “è meglio essere conosciuti per i risultati ottenuti”.
Peppo è davvero cresciuto a pane e golf, come i suoi quattro fratelli – due dei quali sono insegnanti.
Una passione trasmessa loro dal padre Dino, maestro titolare al Golf Club Stupinigi (Torino), uno dei migliori giocatori italiani degli anni ’60 che sul campo - come nella vita - ha sempre dimostrato una personalità fantasiosa e carismatica.
Un po’ alla Severiano Ballesteros, insomma, e anche se non ha mai vinto il British Open o il Masters, ha nel suo palmarès due Campionati Omnium (1966 e ’72) e un Campionato della Pga italiana, di cui è stato presidente per diversi anni.
Peppo – il quartogenito - ha imparato a giocare poco dopo aver imparato a camminare, e il golf è subito diventato il suo sport preferito, anche se per qualche anno nella sua vita di ragazzino c’è stato spazio anche per il calcio.
I suoi successi a livello amatoriale non si sono fatti attendere: è entrato a far parte della nazionale azzurra nel 1987 insieme a una nidiata di colleghi che come lui hanno scelto la strada del professionismo.
Una carriera durata circa cinque anni, culminata con lo scudetto nel campionato nazionale juniores 1990 e soprattutto con l’oro negli Europei a squadre, categoria Youths’, nel ’90, e l’argento negli Europei a squadre categoria assoluta nel ’91.
A fine di quell’anno, il passaggio al professionismo.
Dopo i primi anni di gavetta da professionista, nel 1994 il suo gioco comincia a maturare, vince l’ordine di merito italiano under 30 e a fine anno ottiene il primo riconoscimento: alla Qualifying School si piazza al 24° posto e si guadagna l’accesso al Tour europeo per l’anno seguente.
È una bella iniezione di fiducia, più ancora del 6° posto nel Memorial Barras in Svizzera o del 2° nel Campionato della Pga italiana.
Nel 1995 l’Open d’Italia giocato al Golf Club Le Rovedine (vinto da Sam Torrance) gli dà modo di farsi conoscere a livello internazionale: finisce la gara al 3° posto pari merito con Costantino Rocca, che all’epoca doveva ancora vivere i momenti più belli della sua carriera ma che già era il migliore giocatore italiano di tutti i tempi.
E Peppo viene subito indicato quale suo degno erede e successore.
Alla fine del 1996 partecipa alla Dunhill Cup – torneo a squadre per nazioni - battendo il mancino americano Phil Mickelson, allora numero 1 nel Pga Tour.
Alla fine dell’anno Peppo decide di affidarsi all'occhio esperto del maestro Giorgio Bordoni, per migliorare e affinare la propria tecnica: inizia così un sodalizio solido e duraturo, un rapporto di reciproca stima e amicizia che, ben presto darà i propri frutti.
Se nel ’95 e ’96 Canonica era riuscito ad evitare il ritorno alla Qualifying School per un soffio, piazzandosi entrambi gli anni al 117° posto nell’ordine di merito finale, nel ’97 non ce la fa: è 121°, con 24 gare giocate e 13 tagli superati.
Non va bene neanche “l’esame di riparazione” in Spagna, e per il ’98 si accontenta di un ritorno al Challenge Tour.
Un anno tutto sommato salutare per il suo gioco e il suo carattere: sempre meno “genio e sregolatezza”, impulsivo e intemperante, sempre più maturo e attento.
Il miglior risultato dell’anno arriva con il 2° posto nel San Paolo Vita Open a Margara e grazie alle dieci gare dell’European Tour cui è comunque riuscito a partecipare, si impone nella succitata statistica della distanza col drive.
Puntuale, in accordo con i suoi progressi, arriva anche la riconquista della carta insieme con tre colleghi.
Da allora, e' un crescendo di risultati che lo portano a diventare il numero 1 italiano.
Il suo 1999 si riassume con 22 gare giocate nel Tour europeo, 16 tagli superati e tre piazzamenti nei top ten: il 5° posto nel Sarazen World Open a Barcellona e i due ottavi posti, nel Novotel Perrier Open de France e nell’Estoril Open.
Ma in febbraio aveva già degnamente inaugurato l’anno con il record del campo sul percorso di Lost City, in Sud Africa, nella Dimension Data Pro-Am.
In quell’occasione Nick Price non esitò a paragonarlo a Tiger Woods, ricordando un giro giocato l’anno precedente in Germania: “Mi lasciò di sasso alla prima buca, un par 4 dog-leg.
Io avevo tirato un buon drive, ed ero a circa 90 metri dalla bandiera, ma lui tirò una bomba a tagliare e finì a pochi passi dal green.
Incredibile”.
Fa anche una capatina in Argentina, dove si piazza al 4° posto nell’Open nazionale giocato a Cordoba, la città natale del Gato, Eduardo Romero.
Partecipa alla Dunhill Cup con Rocca e Scarpa, gara in cui infliggono un secco 3-0 agli Stati Uniti nel secondo giorno di incontri (Canonica batte Tom Lehman 72-74) ma non riescono poi ad arrivare alle semifinali, e alla World Cup in coppia con Rocca dove concludono con un deludente 26° posto.
Il tutto per un 70° posto nel ranking finale, che gli assicura con ampio margine il mantenimento della carta per il 2000.
E proprio nell'anno che conclude il secondo millennio, Peppo Canonica compie il grande salto di qualita': gia' conosciuto e ammirato in tutta Europa per la sua straordinaria potenza, nel 2000 ottiene importanti risultati nel Tour che, con la loro continuita' e regolarita', non lasciano dubbi sulla maturita' conquistata dal giocatore diventato il numero uno in Italia.
Molto deve avere influito la tranquillita' raggiunta al fianco di Antonella, con la quale si e' unito in matrimonio il 27 marzo: un'influenza così positiva da portarlo a conquistare sempre maggiore fiducia nelle proprie possibilita', e dopo i risultati segnati in Portogallo, Germania, Inghilterra, a provare la grande avventura americana.
Un tentativo coronato col successo al primo tentativo, una enorme soddisfazione considerato il numero - circa 1.100 giocatori alla prima delle tre fasi di qualificazione - e la qualita' dei contendenti - molti di loro hanno una esperienza pluriennale nel circuito americano: soltanto 36 sono stati "promossi", hanno cioe' conquistato la carta per il PGA Tour, e fra loro Peppo Canonica.
Il 2001 è l'anno della tanto cercata fin da "piccolo" "avventura americana".
Alla quinta gara , Nissan Open, alla 18 Peppo è vicino al botto, ma un ferro2 finisce dove non doveva finire e quindi la gara si chiude solo con un top ten (per l'esattezza 7° posto).
Le difficoltà d'ambientazione sono tante tant'è che dopo quell'acuto, purtroppo, tutto risulta essere in salita.
A fine agosto Peppo rientra rassegnato in Europa dove, avendo fino ad allora giocato solo 3 gare (Deutsche Bank, Volvo Pga e Loch Lomond) tutte "sporcate" da un quarto giro costato parecchie posizioni, si trova a fare tutte le ultime 8 gare del circuito europeo sia per raggiungere il quorum minimo delle 11 gare sia per provare a mantenersi la "carta".
Lo sforzo riesce quasi, soprattutto grazie ad un bel risultato al Dunhill Links Camp'ship, ma un troppo teso Atlanet Italian Open ad Is Molas gli fa chiudere la stagione al 132° posto.
Anche la Qualifying School va male e quindi si apre una stagione 2002 in cat.12 e ad "inviti" del suo manager Srgio Gomez.
Il 2002 segna un ottimo avvio con il testa a testa con Garcia al Canarias Open.
Gioca un tutto appannato Volvo Pga e tante belle gare appannate solo da un quarto giro.
A Crans "la nebbia agli irti colli" gli costa un 6° posto anzichè un pressochè già quasi "nearest to the pin" inteso come pennone e non come bandiera.
Grande fuoco e fiamme al Telecom Italian Open (3°) che lo fa ritornare al Volvo Masters.
L'ordine di merito di fine stagione lo vede al 52° posto! Nel 2003 la scheda dei suoi risultati ricorda un po' troppo la gruviera: troppi buchi consenguenti agli mc.
Difende però egregiamente i colori italiani al Telecom Italian Open (9°) e ossigena bene i suoi polmoni e quelli dei tanti suoi tifosi all'Omega European Master (4°) mettendosi nel portafogli "la carta" per il 2004 che è l'unica, tra le tante di credito, in vendita solo meritocraticamente! Sul finire della stagione manca ancora un taglio al Dunhill Links Champ'ship pur esibendo forse il miglior gioco in carriera accompagnato però da un putting che faceva...
tenerezza anche ai suoi avversari.
A fine stagione lo leggiamo al 101° posto, ma è stato solo per precorrere quest'anno bisestile.
Voci correlate:
PGA
Federgolf
Tiger-Woods
Costantino-Rocca
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